Definito il budget UE... e i fondi per la crescita?
E' di ieri la notizia che la Commissione UE ha varato il bilancio per la nuova programmazione 2014-2020, all'insegna dell'austerità dettata dalla politica imposta dai paesi nordici.
La notizia del Sole 24 Ore è che per la prima volta il bilancio pluriennale ha calibrato al ribasso il quadro finanziario pluriennale nella storia della Comunità Europea. A fronte della dotazione economica del precedente programma pari a 994 miliardi circa, si è passati a 960 miliardi con un "dimagrimento" di circa il 3,5% che non pare cosa da poco.
Ma cosa comporterà questa riduzione, laddove dovesse essere approvata? E' ancora troppo difficile da prevedere, ma sicuramente quello che salta agli occhi è sicuramente la scelta di limare e non di poco, l'impatto economico sui fondi strutturali rispetto al 2007/13. In realtà è ancora più grave di quanto si possa pensare, anche in virtù dei mancati raggiungimenti di obiettivi a cui l'Italia va incontro. Alla luce di quanto emerso dal Position Paper UE sul nostro Paese abbiamo ancora troppi gap da colmare "ex ante" rispetto all'accesso ai nuovi fondi, principalmente dovuti a progetti strutturali poco realizzati e fondi male utilizzati. E' inutile attribuire responsabilità, come ogni buon consulente predica, non sono importanti le analisi reiterate dei problemi, ma piuttosto le soluzioni agli stessi, soluzioni che devono essere fornite da una classe dirigente che non sta comprendendo che lo status produttivo nazionale è oramai al collasso e che ci vuole un programma serio sulla crescita e sulla produttività.
Il difetto di interpretazione e di uniformità dei bisogni interni a quelli delle altre nazioni europee è uno dei punti su cui riflettere principalmente, in un Paese come l'Italia dove la pressione fiscale è divenuta insostenibile sia per l'azienda che per il lavoratore, a fronte di servizi per lo più inesistenti è necessario pensare ad una riforma sostanziale del sistema sociale legato a quello produttivo e non distante e asfittico come quello della politica finanziaria.
Ma rispetto al bilancio precedente c'è una nota a margine interessante, ma che va attentamente considerata e verificare che non sia invece un boomerang, vale a dire l'incremento dei fondi per la crescita ed il lavoro che con un +37% sulla passata programmazione, lascia ben sperare. A ben vedere è naturale che sia da accogliere positivamente, ma in uno stato di crisi così radicata e così annientante che, obiettivamente è stata acuita in questi ultimi anni per una serie di problemi che non stiamo qui a vedere, come si pensa che questa iniezione di economia possa portare un rilancio?
Metaforicamente è come costruire un castello su fondamenta di sabbia, "drogando" ancora di più un mercato quello dell'occupazione e della crescita che cerca regole certe, durature e di lungo periodo, per far si che l'occupabilità non sia legata a fenomeni incoraggianti del momento, altrimenti si corre il rischio di rivedere depauperato un patrimonio e non aver realizzato niente, così come è avvenuto per quanto è successo per i fondi strutturali, solo che invece qui si gioca con il capitale umano, che deve essere la vera risorsa di una Nazione.
