Expo 2015? Perché non credo che sia stato un flop

Proprio così, non credo proprio che sia stato un flop, non lo credo perchè essendoci stato ed avendo visitato per diversi giorni tanti padiglioni, vi dico che, per alcuni, è solo il riproporsi in chiave 2015 del famoso detto della volpe e l'uva.
Chi parla di flop e di inutilità sono solo quelli che non ci sono stati nemmeno per sbaglio oppure quelli che sentendo in giro che sarebbe stato interessante fare un salto si sono ridotti all'ultimo momento e sono stati tra gli ultimi 3-4 milioni di persone che hanno visitato la Rassegna nell'ultimo mese e purtroppo per loro non sono riusciti a vedere nulla per via dell'enorme mole di gente presente.
Ma in realtà non è così, finché non si decide di andarci non si può vedere, ne di riflesso, giudicare. Bisogna che gli italiani smettano di essere i soliti sputasentenze, senza per altro avere le conoscenze e le informazioni giuste per giudicare. Scusate, ma questa è una cosa che la tengo da troppo tempo sullo stomaco, non se ne può' veramente più.
Da principio anche io ero scettico, considerando che ho collaborato con diverse associazioni di categorie ed aziende che hanno partecipato ad Expo, notavo un enorme e scandaloso ritardo in tutte le previste "task" (parlando da project manager) che era necessario compiere. In virtù dei quasi vent'anni di esperienza che posso mettermi sul groppone, sostenevo che effettivamente sarebbe stato difficile realizzare il tutto per il fatidico 1 maggio 2015. Così è stato. All'inizio era tutta una sperimentazione ed un collaudo in corso d'opera.
Ma poi pian piano le cose sono andate meglio, con la nostra grande capacità di "arrangiarci" da italiani, di adattarci alle condizioni, di non essere professionali, ma grandi professionisti, siamo migliorati, siamo cresciuti, in spirito comune e con modalità autonoma abbiamo risolto i problemi, cosa che solo noi italiani siamo in grado di fare... soprattutto senza risorse e grandi conoscenze. Alla fine il risultato è arrivato, i numeri sono cresciuti, il mondo è venuto a visitare questo grande Show.
Le grandi realtà del mondo ci hanno sempre snobbato su questo evento, con assenze che lasciano allibiti, vedi l'India, l'Australia e qualcun altro che ha fatto solo atto di presenza. Invece non è andata come tutti, anche noi, pensavamo che poi finisse, una mega bufala che non avrebbe portato poi molto. Una volta archiviati gli scandali e le solite cialtronerie dei corruttori e concussori di turno, i risultati ci sono stati. I Paesi hanno realizzato i loro progetti e noi li abbiamo eseguiti come previsto, Fiori all'occhiello di nazioni da sempre innovatori e di avanguardia, hanno visto la popolazione del mondo visitare, domandare, curiosare, proprio sul grande evento che ci ha da sempre unito, il Cibo nel mondo. Voglio solo raccontarvi le emozioni provate ad assistere allo spettacolo della Corea del Sud con la tecnologia al primissimo piano, con la differenza netta con il Giappone, che invece non rinuncia, nonostante l'enorme innovazione alla propria tradizione millenaria. Vagare nel padiglione della Russia, grande e distribuito proprio come le loro distese di grano, abbinato ad alimenti diversi, come il latte di cedro. Passando poi dal divertentismo brasiliano che in ogni attività si contraddistingue sempre. Le virtù della scienza israeliana contrapposta all'enorme cultura musulmana, soprattutto legata alla religiosità anche negli alimenti, con scoperte sorprendenti di parallelismi sconosciuti. Veramente un grande spettacolo, popoli, visitatori, culture, alimenti, tutto sovrapposto, tutto parallelo, tutto coniugato e allo stesso tempo antagonista, qualcosa di veramente unico e difficile da ripetere.
La competizione tra nazioni è stata produttiva, il cibo ha veramente avvicinato il mondo, come in una tavola imbandita, ognuno ha detto la sua e ognuno ha portato quello che è bravo a fare e che conosce, proprio come realmente si insegna ai bambini. Sono proprio questi i veri risultati che affascinano e che ci rendono orgogliosi di chiamarci Italiani, con la I maiuscola.

Gabriele Ruggiero

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